marți, 20 februarie 2018

Il volto di Gesù - II Domenica di Quaresima (Anno B)

IL FIGLIO DI DIO, L’AMATO
“Il volto di Gesù”
Gen 22,1-18; Sal 115; Rm 8,31-34; Mc 9,2-10 


Gesù si svela
e fa vedere ai suoi discepoli
il suo volto glorioso.
Pietro reagisce ancora.
Desidera fermarsi sul monte, per sempre,
e rimanere con Gesù, 
con Elia e con Mosè.
La visione però cessa
e ritorna il velo del segreto messianico. 



Il contesto: la trasfigurazione di Gesù
Gesù lascia la Galilea, si dirige verso la regione di Cesarea di Filippo e dedica del tempo per la preparazione dei suoi discepoli. Lungo il cammino annuncia la sua morte e la sua risurrezione, e la novità porta una forte confusione nel loro gruppo. Infatti, Pietro non arriva per niente a capire il messaggio del suo Maestro. Protesta. Gesù va incontro alla croce? È uno scandalo! Sarà sicuramente la rovina totale. A nome di tutti Pietro, addirittura, rimprovera Gesù. Trovandosi in mezzo ai poveri, con tanti bisognosi e ammalati che fanno ressa attorno al suo Maestro, egli vede accendersi sempre di più la speranza messianica. Finalmente! Nella sua mente, il Maestro non può essere altro che il Messia glorioso e vittorioso. In questo contesto Gesù insegna ai suoi discepoli come seguirlo e poi prende con se tre di loro, Pietro, Giacomo e Giovanni, e si ritirano tutti su un monte alto. Qui cambia di aspetto davanti a loro, appare nella gloria e parla con Elia e con Mosè di tutto ciò che avverrà a Gerusalemme fra poco tempo. Alla fine, mentre scendono per raggiungere gli altri discepoli, Gesù ordina ai tre di tenere ancora nascosto il segreto svelato solo a loro.
Gesù è il Messia sofferente. Egli rivela chi è ed annuncia la sua morte e la sua risurrezione.

Alla fonte della fede
I testi liturgici mettono in risalto l’identità di Gesù è la centralità della croce.
  • Nella prima lettura l’autore sacro presenta la scena in cui Dio domanda ad Abramo di offrirgli in sacrificio Isacco, raccontando la prova di Abramo, la preparazione del sacrificio, l’intervento dell’angelo del Signore e alla fine la conferma delle promesse: “Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni …”.
  • Nella seconda lettura Paolo afferma che alcun ostacolo può pregiudicare il cammino di liberazione di colui che crede in Gesù: “Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?”.
  • Nel vangelo Marco prima racconta la scena della trasfigurazione in cui presenta l’identità di Gesù, poi riprende il segreto messianico e alla fine sottolinea la predizione della morte e della risurrezione di Gesù: “Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti”.

La prospettiva: “su un alto monte”, “il Figlio mio, l’amato”, “ordinò loro”

1. “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli”
Nei giorni precedenti Gesù ha svelato ai suoi discepoli la notizia che dovrà soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Immaginarsi! È stata come un fulmine. I discepoli sono completamente confusi e a nome di tutti protesta Pietro. Pensando ad un Messia glorioso e vittorioso, egli non può accettare la notizia di un Messia sofferente. Avrebbe cambiato tutto. Addirittura, Pietro prende in disparte Gesù e lo rimprovera. Allora Gesù si volta, guarda i suoi discepoli e presenta loro la necessità di portare la croce come lui, poi rimprovera Pietro e gli fa presente che non conosce il piano di Dio e che pensa da uomo.

Il settimo giorno, Gesù prende con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li conduce su un alto monte, nei pressi di Nazaret. Sono in disparte, sul Tabor, loro soli. In questo luogo di rivelazione, della manifestazione divina, egli desidera svelare ai suoi discepoli preferiti la sua identità. Cambia di aspetto davanti a loro e le sue vesti diventano splendenti, bianchissime. La gloria di Dio si fa presente in Gesù e in quel momento appaiono Elia e Mosè, i due rappresentanti dei profeti e della legge. E mentre i tre parlano tra di loro, i discepoli sono presi di un sacro terrore perché il loro Maestro appare nella gloria di Dio. Allora Pietro reagisce. Si rivolge a Gesù e si offre spontaneamente per fare tre tende. Pensa alla gloria di Gesù, ad Elia e a Mosè, che avrebbero continuato a conversare con il suo Maestro, e magari spera di averli sempre presenti con i loro insegnamenti.

2. “Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!»”
Appena Pietro finisce di parlare con Gesù, i tre discepoli vedono una nube, il segno della presenza di Dio, che copre con la sua ombra Gesù e i suoi due compagni, Elia e Mosè. Al momento essi sentono una voce che dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”, voce che conferma il fatto che Gesù ha un rapporto speciale con Dio.

Il vangelo testimonia che in Gesù si compiono tutte le Scritture. In lui trovano risposta tutte le promesse di Dio e ogni desiderio di felicità presente nel cuore degli uomini. Sì, Gesù è il Messia glorioso, ma la sua gloria passa attraverso la croce: egli è il Figlio dell’uomo, egli è il Servo sofferente del Signore.

3. “Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti”
I tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, si guardano attorno e non vedono più nessuno, se non Gesù solo. Dopo quella visione speciale essi vedono il volto di Gesù come prima, ma ora comprendono qualcosa di lui, della sua identità e della sua missione, che va al di là della loro capacità di conoscere e di vedere la realtà. Poi, sottolinea il vangelo, mentre scendono dalla montagna, Gesù ordina ai tre discepoli di non raccontare ad alcuno l’accaduto, cioè di non svelare il suo segreto messianico, prima che avvenga la risurrezione del Figlio dell’uomo.

Più tardi, Pietro, Giacomo e Giovanni si renderanno conto che sul monte, nella loro esperienza diretta con Gesù, essi sono stati in anticipo testimoni della sua gloria divina, di quella gloria che sarà loro comprensibile solo dopo l’evento della croce e della risurrezione.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, che ci chiami
ad ascoltare il tuo amato Figlio,
nutri la nostra fede con la tua parola
e purifica gli occhi del nostro spirito,
perché possiamo godere la visione della tua gloria”.

I miei pensieri
Sul monte Tabor i discepoli sono presi di un sacro terrore, perché il loro Maestro appare nella gloria di Dio.
Il vangelo testimonia che in Gesù si compiono tutte le Scritture. In lui trovano risposta tutte le promesse di Dio e tutti i desideri di felicità nascosti nel cuore degli uomini.
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