joi, 8 februarie 2018

In ginocchio - VI Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

LA GUARIGIONE DEL LEBBROSO
“In ginocchio”
Lv 13,1-2.45-46; Sal 31; 1Cor 10,31-11,1; Mc 1,40-45 

Un uomo escluso e senza diritti
crede che Gesù è il Messia
e si butta ai suoi piedi.
Allora preghiera e compassione si incontrano
e avviene il miracolo.
Rimesso a testa alta,
l’uomo guarito dalla lebbra
rientra nella comunità di fede
e racconta la sua storia a tutti.

Il contesto: Gesù guarisce un lebbroso
Dopo la descrizione di una giornata di Gesù a Cafarnao e dintorni, l’evangelista Marco racconta la guarigione di un lebbroso. Quest’ultimo trasgredisce la norma della legge rispetto alla sua malattia. Egli rischia di contaminare tutti con la sua impurità. Entra nel villaggio, si avvicina a Gesù, si butta in ginocchio davanti a lui e gli dice: “Puoi purificarmi!”. Gesù va oltre le prescrizioni rituali perché a lui interessa la salvezza della vita. Perciò parla con il lebbroso e, di più, lo tocca. E in quel momento avviene il miracolo. Ora al malato guarito rimane solo di rientrare nella sua comunità di fede e di ritornare sano nella sua casa, raccontando dappertutto e a tutti la compassione di Gesù di Nazaret, il Messia
Gesù è il Messia. Egli guarisce un uomo malato di lebbra.

Alla fonte della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema della misericordia divina.
  • Nella prima lettura l’autore sacro descrive la lebbra dal punto di vista dell’impurità e presenta delle norme: “Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: «Impuro! Impuro!». Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento”.
  • Nella seconda lettura Paolo, dopo aver sottolineato il rischio dell’idolatria, conclude con un’esortazione: “Fratelli, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio”.
  • Il vangelo prima presenta Gesù che guarisce un lebbroso, a cui impone di non dire nulla a nessuno e di presentarsi dai sacerdoti, e poi sottolinea la divulgazione del miracolo da parte del malato guarito: “Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte”.

La prospettiva: “un lebbroso”, “lo toccò”, “si mise a proclamare”

1. “Venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!»”
Pur avendo un’interdizione molto chiara a causa della sua impurità, un lebbroso entra nel villaggio e si avvicina a Gesù. Egli conosce bene la sua situazione, che forse considera un castigo della giustizia divina, ma ora non può rassegnarsi affatto. Conosce cosa significa essere escluso dalla propria comunità, perfino da Dio, e che cosa è la disgrazia di non avere cure efficaci. In quel momento non gli interessa né il contagio degli altri, né la necessità di difendere la vita. Rompe l’isolamento e infrange la prescrizione della legge che protegge la vita, il dono più sacro che esista.

È un escluso, senza diritti, ma si fa coraggio. Finalmente vive il momento del suo avvicinamento a Gesù: si butta in ginocchio davanti a lui ed esprime il suo bisogno. Ha sentito chi è Gesù e sa cosa vuole da lui. Come ha guarito gli altri, sicuramente può guarire anche la sua malattia. Perché vivere isolato dai suoi familiari? Perché rimanere separato dai suoi fratelli e perfino da Dio? Egli crede nei poteri straordinari di Gesù. Crede che egli è il Messia. Perciò ogni sua parola diventa un’ardua invocazione: “Se vuoi, puoi purificarmi!”.

2. “Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!»”
Gesù guarda al bisognoso di cura e permette che gli si avvicini. Sì, conosce l’importanza delle prescrizioni rituali e la loro validità, ma si pone al di sopra di esse. A lui interessa la vita del povero emarginato che è inginocchiato davanti a lui, supplicando il dono della salute, perché possa riprendere la sua vita con i familiari e con gli altri. A lui interessa la salvezza dell’uomo che ha davanti, perché possa raccontare anche lui le meraviglie di Dio.

Gesù si commuove di fronte all’uomo malato di lebbra: egli vede la sua malattia e la sua sofferenza. Si sente solidale con lui. Stende la mano, lo tocca, lo risana. E subito la lebbra scompare. In quel momento Gesù mostra ai presenti la misericordia di Dio che non fa preferenze di persona, ma è per ogni uomo; è una misericordia che supera ogni limite. Alla fine Gesù ammonisce severamente il miracolato. Chiedendo il silenzio sul suo segreto messianico, subito lo manda via, imponendogli di mostrarsi al sacerdote e di offrire per la sua purificazione il sacrificio prescritto dalla legge.

3. “Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto”
Il malato guarito gioisce del grande dono della vita insieme ai familiari e a quelli che lo conoscono. Se prima è stato allontanato, ora è di nuovo a casa e nella sua comunità. È come uno risuscitato che gode in prima persona della sua preghiera rivolta a Gesù. E la sua gioia è talmente grande che non obbedisce, ma comincia a far presente agli altri la potenza divina, raccontando tutto e diffondendo dappertutto le parole e i gesti di Gesù. Diventa un testimone del tempo messianico. Diventa un missionario.

Dopo la guarigione dell’uomo malato di lebbra - sottolinea il vangelo - Gesù è costretto a rimanere in luoghi deserti. Ha liberato l’altro dall'emarginazione e ora lui stesso non può più entrare pubblicamente in una città. La situazione è diventata totalmente diversa. Adesso è Gesù che rimane fuori ed è la gente che lo raggiunge da ogni parte. Ed egli accoglierà tutti loro, come fratelli e sorelle in cerca di una vita migliore.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Risanaci, o Padre, dal peccato che ci divide,
e dalle discriminazioni che ci avviliscono;
aiutaci a scorgere anche nel volto del lebbroso
l’immagine del Cristo sanguinante sulla croce,
per collaborare all’opera della redenzione
e narrare ai fratelli la tua misericordia”.

I miei pensieri
Quando preghiera e misericordia si incontrano, il miracolo è inevitabile. 
Il miracolato diventa un testimone del tempo messianico, diventa un missionario.
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