luni, 5 martie 2018

L’unigenito Figlio di Dio - IV Domenica di Quaresima (Anno B)

GESÙ E NICODEMO
“L’unigenito Figlio di Dio”
2Cron 36,14-16.19-23; Sal 136; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21

Nascere da acqua e da Spirito
per entrare nel regno di Dio
è la grande novità di Gesù
nel dialogo con Nicodemo,
fariseo e dottore della legge di Mosè.
Come può uno nascere dall’alto?
La domanda mette in crisi la fede di Nicodemo,
che non riesce ancora a vedere
che è il Messia mandato da Dio,
colui che porta la salvezza.

Il contesto: Gesù e Nicodemo
Gesù si trova a Gerusalemme, nella festa della Pasqua. Un importante capo dei giudei, Nicodemo, viene da Gesù di notte, in segreto, per parlare con lui. Giovanni racconta il loro dialogo, che in realtà è una disputa sul tema della salvezza. Nicodemo non riesce ancora né a seguire il pensiero di Gesù, né a cogliere la novità che esso porta. Sente Gesù parlare di una nascita “dall’alto” e di una nascita “da acqua e Spirito” per entrare nel regno di Dio, ma non capisce come può accadere tutto questo. Allora Gesù dice chiaramente al dottore della legge che la salvezza non può venire dalla legge di Mosè perché è dono del Messia. Se la legge ha il compito di proteggere la vita, molto di più l’adesione al Messia spinge a compiere ogni legge, con il cuore nuovo richiesto dalla legge e promesso dai profeti. In quel momento Nicodemo si dà un’immagine di Gesù in cui vede il Messia potente che può rinnovare l’alleanza e il tempio. La sua immagine però non è giusta, è sbagliata. A tal punto Gesù fa un salto di qualità nel loro dialogo, rivela se stesso e dice che egli viene da Dio, che è il Figlio dell’uomo, ossia l’agnello di Dio innalzato e offerto per la vita degli altri. Chi crede in lui, fa la verità, si avvicina alla luce, per ricevere la salvezza.
Gesù è il Figlio dell’uomo innalzato. Egli offre la sua vita per la salvezza degli uomini.

Alla fonte della fede
I testi liturgici mettono in risalto i temi della misericordia di Dio e della salvezza.
  • Nella prima lettura l’autore sacro parla della giustizia e della misericordia di Dio in riferimento alla sacralità del tempio di Gerusalemme, menziona la deportazione dei giudei in Babilonia e alla fine profetizza: “Così dice Ciro, re di Persia: «Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda...»”.
  • Nella seconda lettura Paolo esorta i fedeli di Efeso: “Fratelli, Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati”.
  • Nel vangelo Giovanni racconta il dialogo tra Gesù e Nicodemo, in cui sottolinea l’amore ineffabile di Dio per l’umanità: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”.

La prospettiva: “bisogna che sia innalzato”, “il Figlio unigenito”, “chi fa la verità”

1. “Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna»”
Nicodemo è fariseo e capo dei giudei, membro del sinedrio, organo centrale del governo. Egli è dottore della legge, un maestro che conosce le Scritture e le insegna. Ha visto i segni miracolosi compiuti da Gesù e crede che il rabbi di Nazareth viene da Dio, come Mosè; egli non lascia sfuggire l’occasione di parlare direttamente con Gesù. E visto che Gesù si trova a Gerusalemme per la festa della Pasqua, desideroso di luce e di verità, va da lui, ma di nascosto, di notte, perché ha la sua fama in Israele e non desidera essere visto nella compagnia di Gesù e dei suoi discepoli.

Il vangelo consegna il dialogo di Gesù con Nicodemo e fa vedere immediatamente una cosa ben chiara: Gesù capovolge il modo di pensare di Nicodemo fondato sulla legge di Mosè. Si parla del regno di Dio e della salvezza, argomenti che non sono soggetti a discussioni erudite ma all’azione dello Spirito. Nel dialogo Gesù introduce il mistero di una nascita dall’alto e di una nascita da acqua e Spirito. Egli propone una rinascita che porta ad una nuova conoscenza del Padre. Gesù rivela poi a Nicodemo la prospettiva di una vita nuova, divina, ed esorta Nicodemo ad andare con la mente oltre le possibilità di comprensione della legge e ad osservare le modalità di azione dello Spirito.

Gesù parla poi di se stesso in quanto Figlio dell’uomo “innalzato”, ossia glorificato come il serpente di bronzo sull’asta nel deserto, e rivela il desiderio del Padre per il mondo. Egli svela tutto ciò perché chi crede nel Figlio abbia il dono dello Spirito, l’amore ineffabile di Dio, la vita eterna.

2. “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”
Gesù sta dicendo a Nicodemo che Dio ama il mondo da sempre, con amore senza riserve. Di più, in questo tempo Dio ha deciso di mostrare il suo amore per gli uomini e ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito. D’ora in poi la salvezza consiste nel credere che Gesù, il Figlio dell’uomo innalzato, è il Figlio unigenito mandato dal Padre per rivelare a tutti l’amore ineffabile del Padre. Accogliere Gesù è entrare in comunione con Dio, rifiutare lui è sottrarsi all’amore divino.

Il Figlio è venuto nel mondo non per giudicare o condannare il mondo, bensì per salvarlo. Egli infatti, l’unico disceso dal cielo, è colui che svela chi è il Padre, è colui che avvicina l’uomo al Padre. Ora nessuno è abbandonato e nessuno può sentirsi abbandonato. Dio, sorgente della vita, che ha creato tutto per la vita, nel suo Figlio offre il suo amore, la sua grazia, il suo Spirito, ad ogni persona.

3. “Chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”
Nella relazione con Gesù, Nicodemo scopre la luce e si avvicina alla rivelazione del unigenito Figlio di Dio. Egli accetta le parole di Gesù pian piano. Comprende che “nascere dall’alto” non è il sogno dell’eterna giovinezza, bensì è lo stato di chi è generato “da acqua e Spirito”… Costui fa la verità, cioè accetta le Scritture - vive nella luce - e riceve il dono di essere figlio di Dio.

La figura di Nicodemo ritornerà ancora. Il vangelo conferma la sua presenza a Gerusalemme, questa volta per difendere Gesù che sollecita i suoi ascoltatori a superare i propri pregiudizi e a ricevere lo Spirito Santo. Sempre Nicodemo, proprio nel momento del dolore, esce alla luce, porta una grande quantità di mirra e aloe ed assiste Giuseppe di Arimatea nel preparare il corpo di Gesù ad essere messo nella tomba. Alla fine Nicodemo esprimerà la sua adesione al gruppo dei discepoli e testimonierà la sua fede in Gesù: nascerà da acqua e Spirito e conoscerà l’amore ineffabile del Padre.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Padre, che per mezzo del tuo Figlio
operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano
di affrettarsi con fede viva e generoso impegno
verso la Pasqua ormai vicina”.

I miei pensieri
Nicodemo accoglie le parole di Gesù e comprende che “nascere dall’alto” non è il sogno dell’eterna giovinezza, cioè “nascere di nuovo”, bensì è lo stato di chi è generato “da acqua e Spirito”, ossia di chi vive nella luce e accetta il dono di diventare figlio di Dio. 
Nascere è ricevere come eredità il dono dell’eternità.
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