joi, 19 aprilie 2018

Il buon Pastore - IV Domenica di Pasqua (Anno B)

IL BUON PASTORE
“Un solo gregge”
At 4,8-12; Sal 117; 1Gv 3,1-2; Gv 10,11-18 

Questa è la grande rivelazione:
Gesù è il buon pastore.
A Gerusalemme
offre la sua vita sulla croce
e il terzo giorno risorge:
e in questo unico atto salvifico
compie il disegno del Padre.
Tutti quelli che credono in Gesù
fanno parte del suo gregge
e sono partecipi all’amore divino.


Il contesto: il discorso sul buon pastore
Durante la festa delle Capanne, Gesù ha guarito il cieco nato e la gente, ben disposta, iniziò a contestare i giudizi negativi dei giudei sul miracolato e su Gesù. Ora l’evangelista Giovanni racconta il discorso tenuto da Gesù in questa occasione di festa ma anche di contesa, il lungo discorso del buon pastore. Questo discorso prosegue anche durante la festa ”Hanukkah”, cioè della “Dedicazione”. Se nei discorsi precedenti si è presentato come fonte di acqua viva e come luce del mondo, in questo discorso Gesù si presenta come il buon pastore. Il tutto inizia con una presentazione impersonale del pastore, delle pecore e dell’ovile. Gesù introduce poi una parte, in cui afferma di essere la porta dell’ovile. In seguito - ed è questo il brano centrale - Gesù dichiara di essere il buon pastore che conosce le sue pecore e che da la sua vita per esse. Alla fine, il discorso accenna alla reazione dei presenti.
Gesù è il buon pastore. Egli offre la propria vita per le sue pecore.

Alla sorgente della fede
I testi liturgici mettono in risalto il tema Gesù, il buon pastore.
  • Nella prima lettura l’autore sacro - dopo aver presentato la guarigione di uno storpio e l’arresto di Pietro e Giovanni - presenta il terzo discorso di Pietro, in cui confessa e dice ai capi del popolo e agli anziani: “Sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato”.
  • Nella seconda lettura Giovanni confessa: “Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!”.
  • Il vangelo presenta la parte centrale della similitudine del buon pastore, in cui Gesù prima sottolinea che egli offre la sua vita per le sue pecore e poi parla del rapporto esistente tra lui e il Padre e tra lui e le sue pecore: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore”.

La prospettiva: “il buon pastore”, “conosco le mie pecore”, “io do la mia vita”

1. “Gesù disse: Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore”
I discepoli sono alla festa delle Capanne insieme a Gesù, il loro Maestro, e constatano ancora una volta che la gente sta dalla loro parte e ammira i gesti e gli insegnamenti di Gesù. È una realtà quanto mai evidente. Il Maestro ha appena guarito un cieco nato e fa del bene. Ha solo parole di grazia. Il vangelo annota invece che alcuni non sono contenti. Questi sono in pochi, è vero, e non possono accettare la novità sconvolgente di Gesù. Questi sono i capi del popolo. Essi hanno il cuore indurito e pronunciano solo parole spregiative.

In questo contesto - di ammirazione ma anche di critiche - il discepolo Giovanni ascolta il discorso del buon pastore. Sin da subito, egli si accorge che è un discorso veramente significativo, e gli rimane impresso nella mente. Egli vede Gesù che usa un’immagine molto conosciuta, con tanti significati; sente Gesù che si presenta come il buon pastore. Subito il momento diventa veramente esplosivo e i capi dei giudei si arrabbiano con Gesù. Da sempre essi professano che solo Dio è il buon pastore, l’unico che conosce il suo gregge, il popolo d’Israele. Solo Dio è il pastore ideale di cui parlano tutte le Scritture. Chi può capire le parole di Gesù? Come può dire un uomo “Io sono”, cioè attribuirsi il nome divino, e rivendicare la pienezza della condizione divina? Come può Gesù dare la sua vita per il suo gregge e quindi trovarsi proprio nel progetto salvifico di Dio?

2. “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore”
Gesù continua il suo discorso ed esplicita il fatto che tra lui, il buon pastore, e le pecore, il suo gregge, esiste uno stretto rapporto di conoscenza reciproca, una vera comunione di vita. Gesù sta dicendo che egli ama i suoi discepoli e tutti coloro che lo seguono e svela, allo stesso tempo, la sorgente del suo amore per tutti: l’amore che esiste tra lui e il Padre. Questa è una grande rivelazione: è l’amore, divino e condiviso, che crea la comunione tra Gesù è tutti coloro che credono in lui. E non solo questo. Gesù offre la sua vita per tutti coloro che lo seguono e fa partecipi tutti loro alla comunione con il Padre. L’offerta della sua vita sarà l’espressione culminante del suo amore.

In seguito Gesù allarga il suo discorso e afferma di avere altre pecore che non appartengono al recinto di Israele. Anche queste pecore sono sue, saranno condotte da lui e ascolteranno la sua voce. Crederanno in lui. Quando questo avverrà, sarà un solo gregge e un solo pastore.

3. “Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo”
Il discepolo Giovanni segue con attenzione il discorso del suo Maestro, discorso che svela ciò che avverrà. Questa volta ascolta una rivelazione che annuncia la decisione libera di Gesù di offrire la sua vita e di riprenderla. Si tratta qui del disegno di salvezza, che si compirà a Gerusalemme fra poco tempo.

Solo più tardi, dopo la morte e la risurrezione di Gesù, il discepolo Giovanni comprenderà quel momento teso, in cui il suo Maestro si è presentato come il buon pastore e i capi dei giudei si sono arrabbiati con lui. Solo con l’aiuto dello Spirito Santo, il discepolo arriverà a comprendere che in quel discorso Gesù si è presentato come il buon pastore che attua la promessa messianica, la venuta escatologica del Signore. Per tutti i suoi fratelli - nel vangelo e nelle sue lettere - Giovanni testimonierà che Gesù è il pastore generoso che da la sua vita non solo per i figli di Israele, ma per tutti coloro che credono in lui e accolgono l’amore del Padre. Perché tutti, senza alcuna distinzione, abbiano la vita in abbondanza, siano chiamati figli di Dio, e lo siano realmente.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“O Dio, creatore e Padre,
che fai risplendere la gloria del Signore risorto
quando nel suo nome è risanata l’infermità della condizione umana,
raduna gli uomini dispersi nell’unità di una sola famiglia,
perché aderendo a Cristo buon pastore
gustino la gioia di essere tuoi figli”.

I miei pensieri
L’immagine del buon pastore svela sia la cura di Gesù per ogni uomo, sia l’amore del Padre per tutti gli uomini, suoi figli.
Solo più tardi, dopo la morte e la risurrezione di Gesù, l’evangelista Giovanni comprenderà quel momento teso in cui il suo Maestro si è presentato come il buon pastore e i capi dei giudei si sono arrabbiati con lui.
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