sâmbătă, 17 octombrie 2015

Diventare grande - XXIX Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

GIACOMO E GIOVANNI
“Diventare grande”
Is 53,10-11; Sal 32; Eb 4,14-16; Mc 10,35-45

Si avvicinano ormai a Gerusalemme
e i due discepoli, Giacomo e Giovanni,
desiderano avere una posizione di privilegio
accanto al loro Maestro.
Veramente, ora non sanno cosa desiderano,
ma lo scopriranno solo più tardi.
La via di Gesù
sarà la via maestra del servizio.

Il contesto: Gesù sale a Gerusalemme
Gesù sale a Gerusalemme, camminando davanti a un gruppo di discepoli sempre più spaventati. Vedendoli impauriti, egli chiama in disparte i dodici e racconta loro ciò che gli accadrà fra poco tempo nella città santa. Per la terza e ultima volta, egli svela il suo destino di sofferenza, di morte e di risurrezione. Al termine di questo annuncio, la reazione dei discepoli non è positiva. Due di loro, i fratelli Giacomo e Giovanni, chiedono al loro Maestro di sedere a destra e a sinistra nella sua gloria, cioè di avere i primi posti nel suo regno. Si avvia un dialogo tra Gesù e i due discepoli che hanno una grande difficoltà di entrare nella prospettiva del destino doloroso appena annunciato e di comprendere il mistero del regno di Dio. Gesù dà l’esempio del Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita. A colui che desidera diventare grande, egli chiede di seguire la sua via e farsi il servitore degli altri.
Gesù è il Figlio dell’uomo. Egli è venuto per servire e per dare la propria vita in riscatto per molti.

Alla sorgente della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il tema del servire.
  • Nella prima lettura l’autore sacro elogia la figura del servo di Yahweh, che offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, e dice a nome del Signore: “Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità”.
  • Nella seconda lettura l’autore esorta i suoi fratelli a mantenere ferma la professione della fede e ad accostarsi con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia, avendo presente la figura del sommo sacerdote, Gesù Cristo, e dice: “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato”.
  • Il vangelo racconta il dialogo tra Gesù e due dei suoi discepoli, Giacomo e Giovanni, e sottolinea l’invito di Gesù e l’esempio del Figlio dell’uomo: “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

La prospettiva: “concedici di sedere”, “il calice che io bevo”, “vostro servitore”

1. “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”
Giacomo e Giovanni sono tra i primi discepoli che Gesù ha chiamato. Sono i figli di Zebedeo, sopranominati “figli del tuono”. Si può dire che, insieme a Pietro, sono i discepoli privilegiati, presenti sempre nei momenti particolari nella vita di Gesù. Mentre salgono a Gerusalemme, i due fratelli desiderano approfittare della loro posizione e, con un certo atteggiamento impositivo, si fanno avanti e chiedono: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”. Gesù non risponde subito alla domanda, ma cerca di vedere meglio le loro intenzioni. Sono forse anche loro ciechi e sordi e non comprendono ancora ciò che sta per avvenire a Gerusalemme fra poco tempo? Per la terza volta, ha appena svelato loro il suo destino di morte, di sofferenza e di risurrezione. Si tratta forse di una mancanza di comprensione? A che cosa pensano Giacomo e Giovanni?

I due fratelli avevano assistito alla trasfigurazione di Gesù e avevano sentito gli insegnamenti di Gesù sul giudizio delle nazioni alla fine dei tempi. E, poco prima, hanno sentito l’annuncio della risurrezione del loro Maestro. Ora, essi desiderano avere una particolare vicinanza a lui e una posizione di privilegio, i posti di comando e un primato nel gruppo dei discepoli. Desiderano avere dei posti speciali, alla destra e alla sinistra di Gesù, appunto i primi posti nel regno di Dio. Ma i due discepoli condividono forse ancora l’attesa di un Messia glorioso o hanno compreso già da subito il destino del Figlio dell’uomo appena svelato?

2. “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?”
Gesù non dà una risposta immediata alla domanda di Giacomo e Giovanni. Una risposta positiva da parte sua avrebbe dato loro un privilegio rispetto agli altri discepoli. Di fronte alla loro mancanza di comprensione, invece, parla loro di un calice da bere e di un battesimo che egli deve ricevere fra qualche giorno. Ancora una volta, sta dicendo loro che sia il calice sia il battesimo sono l’immagine del suo destino di sofferenza e di morte.

Sono Giacomo e Giovanni capaci di accompagnare Gesù sulla strada della sofferenza, fino alla fine, bevendo insieme a lui lo stesso calice? Sono essi pronti a passare la prova della morte, ricevendo insieme a lui lo stesso battesimo? Sono disposti a condividere con lui, a Gerusalemme, la stessa sorte appena annunciata? “Lo possiamo”, rispondono prontamente i due discepoli, nonostante le loro ambizioni. Essi si sentono legati al loro Maestro da una grande amicizia e desiderano essere solidali con lui fino alla fine. Sono pronti a soffrire per il vangelo. In seguito, Gesù accoglie la loro disponibilità. Ma quanto ai primi posti, non sta a lui decidere. I primi posti dipendono da Dio.

3. “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”
I due discepoli, Giacomo e Giovanni, comprenderanno il grande significato del calice e del battesimo presentato loro da Gesù stesso. Comprenderanno tutto, ma solo dopo l’evento della morte e della risurrezione del loro Maestro, e solo con la grazia dello Spirito Santo. Con il calice da bere e con il battesimo da ricevere, Gesù indicava la propria passione e morte e il giudizio divino preso su di sé al posto dei peccatori. Designavano il suo esempio. Il calice e il battesimo specificavano il destino di Gesù, il Figlio dell’uomo, che stava per affrontare come servo obbediente. Indicavano la via della croce, la via di colui che ha voluto diventare servo di tutti, offrendo la sua vita in riscatto.

Giacomo e Giovanni condivideranno anche essi la via del loro Maestro: il primo sarà ucciso in odio alla fede e il secondo soffrirà la persecuzione. All’interno della loro comunità non ci sarà posto per carriera e per posizioni di privilegio. Sulla strada della croce, essi si renderanno conto che si arriva alla gloria solo passando per la passione e la morte. Testimonieranno infatti con la loro vita che la strada per ottenere i primi posti nel regno di Dio, la strada del servitore, si differenzia radicalmente dalla strada proposta dai regni terreni.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Dio della pace e del perdono, tu ci hai dato in Cristo il sommo sacerdote
che è entrato nel santuario dei cieli in forza dell’unico sacrificio di espiazione;
concedi a tutti noi di trovare grazia davanti a te, perché possiamo condividere fino in fondo
il calice della tua volontà e partecipare pienamente
alla morte redentrice del tuo Figlio”.

I miei pensieri 
La via di Gesù è la via maestra del servizio.
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