sâmbătă, 3 octombrie 2015

Imponendo le mani - XXVII Domenica del Tempo Ordinario (Anno B)

EGUAGLIANZA E TENEREZZA
“Imponendo le mani”
Gen 2,18-24; Sal 127; Eb 2,9-11; Mc 10,2-16

Sin dall’inizio,
il Creatore ha plasmato l’uomo e la donna
come due esseri uguali e complementari,
che trovano la loro pienezza
in relazione l’uno verso l’altro.
Dio stesso li ha chiamati ad unirsi l’uno con l’altro,
ad essere fecondi
e a partecipare allo stesso progetto di vita.

Il contesto: matrimonio e divorzio
Continua il viaggio di Gesù verso Gerusalemme. Questa volta il vangelo presenta Gesù in Giudea e al di là del Giordano, nella Perèa. Anche da queste parti la folla lo cerca con entusiasmo. Essa riconosce in lui un grande Maestro che attira l’attenzione e affascina con il suo stile di vita e il suo modo di ammaestrare. Ora il vangelo presenta una domanda maliziosa. Conoscendo l’opinione diversa di Gesù sul divorzio, i farisei tentano di metterlo alla prova e gli chiedono: “E' lecito al marito ripudiare sua moglie?” In seguito Gesù dà loro e ai suoi discepoli alcuni insegnamenti. A proposito della relazione tra moglie e marito, egli insiste sulla legge naturale, sulla legge di Dio e sull’eguaglianza, dicendo: “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”. E riguardo al rapporto tra le madri e i bambini, Gesù propone la massima accoglienza e tenerezza, perché a coloro che sono come i bambini appartiene il regno di Dio. Alla fine del racconto, Marco non dice niente della reazione dei farisei alla risposta di Gesù. Fra poco tempo, invece, al capitolo dodici, essi saranno di nuovo presenti per metterlo ancora alla prova e per trovare dei capi di accusa.
Gesù è il Maestro. Egli insegna che il matrimonio è indissolubile

Alla sorgente della Parola
I testi liturgici mettono in risalto i temi del divorzio e del rapporto con i bambini.
  • Nella prima lettura l’autore sacro narra la creazione degli animali e degli uccelli, racconta il modo in cui il Signore ha plasmato la prima donna e conclude: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne”.
  • Nella seconda lettura l’autore sacro presenta Gesù come sposo della chiesa e come vero prototipo dell’amore sponsale: “Colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli”.
  • Nel brano del vangelo Gesù risponde alla domanda maliziosa dei farisei sul ripudio della donna e poi, rimproverando i suoi discepoli, dice: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio”.

La prospettiva: “è lecito a un marito?”, “Dio ha congiunto”, “imponendo le mani”

1. “Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie”
I farisei si fanno sentire anche al di là del Giordano, nella Perèa, una zona abbastanza lontano da Gerusalemme. Essi si presentano a Gesù per metterlo alla prova. La loro domanda sul divorzio è volutamente tendenziosa e raggira la legge. Non rispecchia in modo preciso tutto ciò che la legge di Mosè prescriveva in merito e non menziona il documento di divorzio che poteva essere dato solo dal marito alla proprie moglie, per allontanarla. La domanda dei farisei non è di facile interpretazione. La questione della liceità del ripudio della donna è un argomento interpretato diversamente sia dai discepoli del rabbino Shammai, sia dai discepoli del rabbino Hillel. Gesù da che parte sta? Quale è la sua opinione in riferimento a quest’argomento? Quale è la sua posizione nei confronti della legge?

Gesù conosce le dispute sull’argomento del ripudio della donna. Egli conosce le interpretazioni del tempo sulla liceità del ripudio della donna “per qualche cosa di vergognoso” o per “qualunque cosa che nella moglie non fosse gradita al marito”. Perciò abbandona le interpretazioni del tempo sulle motivazioni del divorzio. Prima egli chiede ai farisei: “Che cosa vi ha ordinato Mosè?” E poi, spostando l’argomento dal piano delle prescrizioni di Mosè al piano della legge naturale, della legge di Dio e dell’eguaglianza, espone il suo insegnamento: “Dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola”.

2. “L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”
L’autore della disposizione del divorzio non è Dio, ma un uomo. È Mosè. Ai suoi tempi, “per la durezza del cuore” (”sklerokardìa” nel greco) e per la mancanza dell’amore a causa del peccato, il grande Mosè ha prescritto il documento di divorzio. Ma all’inizio non esisteva cuore indurito e non si parlava di divorzio. L’uomo e la donna sono stati creati in funzione l’uno dell’altro.

Il Creatore ha plasmato l’uomo e la donna come due esseri uguali e complementari, che trovano la loro pienezza in relazione l’uno verso l’altro. Sin dall’inizio, Dio ha voluto che l’uomo e la donna formino quasi un’unica persona, nell’unione sessuale dei loro corpi e nella comunanza di una stessa sorte, appunto con il patto matrimoniale. Dio stesso li ha chiamati ad unirsi l’uno con l’altro, ad essere fecondi e a partecipare allo stesso progetto di vita.

Ritornati a casa - annota il vangelo - i discepoli desiderano capire meglio l’insegnamento che Gesù ha detto ai farisei riguardante al ripudio della donna. Allora Gesù, avendo presente il piano di Dio sin dalla creazione, fa questa precisazione: sia l’uomo sia la donna - trovandosi su un piano di parità - se ripudia il proprio coniuge e sposa un nuovo partner, recano offesa al vincolo precedente e commettono adulterio. Il matrimonio è indissolubile.

3. “Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso. E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro”
Alcuni genitori portano da Gesù i loro bambini e chiedono a lui di benedirli con l’imposizione delle mani. Ma la situazione che si sta creando non è gradita ai discepoli. Anzi, essi si dimostrano infastiditi e addirittura allontanano i bambini da Gesù, rimproverando i loro genitori. Il vangelo annota una certa indignazione di Gesù di fronte al comportamento dei suoi discepoli e subito propone i bambini come esempio per chi si avvicina a lui e come modello per chi vuole entrare nel regno di Dio.

L’evangelista Marco racconta dei momenti in cui Gesù è presentato con tratti umani eccezionali. Infatti, presenta l’attenzione di Gesù per l’uomo, per la donna e per i bambini, e la sua grande preoccupazione per la loro dignità voluta da Dio. La felicità di ogni persona è il fulcro di tutto il progetto di vita che Dio ha voluto per la sue creature. L’uomo e la donna sono creati in funzione l’uno dell’altro, come due esseri uguali, artefici della stessa sorte. E la loro accoglienza, tenerezza e cura verso i bambini diventa modello per chi brama realizzarsi nell’amore, incontrare il Signore ed entrare nel regno dei cieli.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Dio, che hai creato l’uomo e la donna, perché i due siano una vita sola,
principio dell’armonia libera e necessaria che si realizza nell’amore;
per opera del tuo Spirito riporta i figli di Adamo alla santità delle prime origini,
e dona loro un cuore fedele, perché nessun potere umano osi dividere
ciò che tu stesso hai unito”.

I miei pensieri
Il Creatore ha plasmato l’uomo e la donna come due esseri uguali e complementari, due esseri che trovano la loro pienezza in relazione l’uno verso l’altro.
Dio ha voluto che l’uomo e la donna formino quasi un’unica persona, nell’unione sessuale dei loro corpi e nella comunanza di una stessa sorte.
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