sâmbătă, 28 noiembrie 2015

Colui che viene - I Domenica di Avvento (Anno C)

IL FIGLIO DELL’UOMO
“Colui che viene”

“In quei giorni e in quel tempo
farò germogliare per Davide un germoglio giusto,
che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra”.
(Ger 33,15)

Posizione chiave
Chi è colui che viene?
Tutte e tre le letture bibliche danno la loro risposta specifica. Se la profezia del virgulto inquadra la speranza di Geremia e la testimonianza dei discepoli conferma la presenza di Gesù a Gerusalemme, la memoria mantiene viva la fede dei discepoli nella venuta gloriosa del Signore. Lo sguardo di fede si dispiega sul tempo e annota il mirabile intreccio tra passato, presente e futuro. Si rivela in questo modo il tessuto ricco di significati - segnato di storia - di colui che viene.
Le promesse fatte da Dio alla casa di Davide, sigillate nel libro sacro, si realizzano nella venuta del Figlio dell’uomo, Gesù il Cristo, il Signore.

Alla sorgente della Parola
I testi liturgici mettono in risalto il tema della venuta del Figlio dell’uomo.
  • Prima lettura: Ger 33,14-16; Ps 24. “Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda. In quei giorni e in quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra”.
  • Seconda lettura: 1Ts 3,12-4,2. ”Fratelli, il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi”.
  • Il vangelo: Lc 21,25-28.34-36. “Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti (…). Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria”.

La prospettiva: “un germoglio giusto”, “il Figlio dell’uomo”, “il Signore nostro Gesù”

1. “In quel tempo farò germogliare per Davide un germoglio giusto”
Il profeta Geremia si trova in prigione e ha delle lacrime amare per la città santa. Gerusalemme, assediata, devastata e bruciata dal esercito di Nabucodonosor, nel anno 587 a.C., ha perso il suo splendore. C’è solo desolazione. Si trovano dappertutto le lacrime di Rachele, “la madre del popolo di Israele”, per la deportazione dei suoi figli. Gli abitanti di Gerusalemme sono deportati in Babilonia e i salmi di gioia non si sentono più, il tempio è devastato e le strade sono deserte (Ger 33,10). Il fuoco sacrificale, sul altare del tempio, è spento, e spento rimarrà per quasi 70 anni.
Si è abbattuto il disastro, ma il Signore non ha abbandonato la casa di Davide. La sua alleanza con il popolo di Israele è per sempre. Non è mai perso tutto. La restaurazione del popolo non ritarderà, perché è scritta nel piano di salvezza. Il profeta Geremia riceve preziose rivelazioni e annunzia che “il canto dello sposo e il canto della sposa” si sentirà di nuovo in Gerusalemme e sarà chiamato un nome nuovo: “Signore-nostra-giustizia” (Ger 33,16).
L’amore del Signore è eterno, proclama il profeta. Dio è fedele. Dio mantiene la sua parola. Dalla radice della casa di Iesse, padre di Davide, egli farà uscire un germoglio giusto. Egli stesso darà alla casa di Davide un nuovo re, che governerà con sapienza e praticherà il diritto e la giustizia. Il suo nome sarà il Messia.

2. “Allora vedranno il Figlio dell’uomo”
Lanciata verso il futuro, la profezia di Geremia si compie con l’arrivo del tempo messianico. Il virgulto spuntato dalla radice di Iesse è il re annunciato. Il discendente del tronco di Davide è Gesù Cristo, il Messia. Egli è venuto nel mondo per trarre la giustizia di Dio per mezzo dell’amore.
Gesù si trova a Gerusalemme, alla fine del suo lungo viaggio. Pochi giorni mancano alla sua passione e morte. Guardando all’indomani, al tempo dei discepoli e al tempo finale, Gesù presenta ai suoi discepoli un discorso escatologico (Lc 21,5-37). Sta annunciando loro sia l’ora della sua partenza sia l’ora della sua venuta in gloria. Prima ci saranno segni che annunceranno la distruzione della città di Gerusalemme. Poi ci sarà un tempo nuovo, in cui il vangelo sarà annunziato a tutti i popoli. Alla fine ci saranno i segni che faranno riferimento alla venuta del Figlio dell’uomo su una nube, con grande potenza.
La venuta finale del Figlio dell’uomo, cioè di Gesù glorioso, segna la salvezza definitiva di tutti coloro che seguono la via del vangelo. Intanto, la vita quotidiana dei credenti, della Chiesa e del mondo – con le sue difficoltà, ma anche con i suoi momenti di gioia - è il luogo della venuta constante del Signore e un richiamo continuo alla speranza di un mondo migliore. La vita di ogni cristiano è caratterizzata dall’atteggiamento di vigilanza e di preghiera.

3. “Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti”
Dopo l’evento pasquale di Gesù, la comunità dei discepoli sta vivendo un nuovo periodo storico. La salvezza attuata da Gesù Cristo viene ora messa a disposizione di tutti gli uomini. I discepoli comprendono immediatamente che il vangelo non è solo per i giudei. Lo è per tutti. Senza mezze misure, tutti i discepoli si impegnano a proclamare la buona notizia, abbattendo barriere culturali e religiose. E così i valori del vangelo cominciano a cambiare la storia delle persone e dei popoli.
Essere graditi a Dio al momento della venuta del Signore Gesù diventa il desiderio forte dei cristiani di Tessalonica, in Grecia. Essi sono già conosciuti per l’operosità della loro fede, per la fatica della loro carità e per la fermezza della loro speranza nel Signore (1 Ts 1,3), ma hanno ancora tanta strada da fare. Conoscendo il loro grande desiderio, l’apostolo Paolo intercede per loro e chiede al Signore la crescita e la sovrabbondanza nell’amore vicendevole e verso tutti.
L’amore, la santità e l’irreprensibilità, attuati nell’amore fraterno, sono gli atteggiamenti necessari per progredire nel cammino di fede e rappresentano la preparazione migliore per l’incontro con Gesù Cristo. Sono la strada maestra nel tempo dell’attesa.

Fonti d’ispirazione
Gesù aveva amato il tempio come proprietà del Padre (cfr. Lc 2,49) ed aveva gradito insegnare in esso. Lo aveva difeso come casa di preghiera per tutte le nazioni ed aveva cercato di prepararlo per questo scopo. Ma Egli sapeva anche che l’epoca di questo tempio era superata e che sarebbe arrivato qualcosa di nuovo che era collegato con la sua morte e risurrezione.
La Chiesa nascente doveva mettere insieme e insieme leggere questi frammenti in gran parte misteriosi delle parole di Gesù – le sue affermazioni sul tempio e soprattutto sulla croce e sulla risurrezione -, per riconoscere alla fine in tali frammenti l’intero complesso di ciò che Gesù aveva voluto esprimere. Ciò che non era affatto un compito facile, venne però affrontato a partire dalla Pentecoste, e possiamo dire che nella teologia paolina tutti gli elementi essenziali della nuova sintesi erano stati trovati già prima della fine materiale del tempio.
Ratzinger Joseph (2011), Gesù di Nazaret, Città del Vaticano: LEV, p. 46.

Quando avverrà la fine del mondo?
Quando diciamo “fine del mondo”, di che mondo stiamo parlando? La fine del mondo di cui parla la Bibbia o la fine di questo mondo, dove regna il potere del male che schiaccia ed opprime la vita?
Questo mondo di ingiustizia avrà una fine. Nessuno sa come sarà il nuovo mondo, poiché nessuno può immaginare ciò che Dio ha preparato per coloro che lo amano (1 Cor 2,9). Il nuovo mondo della vita senza morte (Ap 21,4) oltrepassa tutto, come l'albero supera il suo seme (1 Cor 15,35-38). I primi cristiani erano ansiosi e desideravano sapere il quando di questa fine (2 Ts 2,2; At 1,11). Ma “non tocca a voi conoscere i tempi ed i momenti che il Padre fissò con la sua autorità” (At 1,7).
L'unico modo per contribuire alla fine “e ci venga dato da Dio il tempo del refrigerio” (At 3,20) è rendere testimonianza al Vangelo in ogni momento ed ogni azione, fino ai confini della terra (At 1,8).
Fonte: www.ocarm.org (23 novembre 2015)

Pensieri
Le promesse fatte da Dio alla casa di Davide, sigillate nel libro sacro, si realizzano nella venuta del Figlio dell’uomo, Gesù il Cristo, il Signore. 
Vegliare e pregare, crescere e abbondare nell’amore, santità e irreprensibilità sono atteggiamenti tipici dell’avvento. Senza questi atteggiamenti come potrei avvicinarmi e riconoscere il mistero dell’Emanuele, del Verbo presente nella carne di un bambino?
Trimiteți un comentariu