sâmbătă, 12 decembrie 2015

Che cosa dobbiamo fare - III Domenica di Avvento (Anno C)

POPOLO IN ATTESA
“Che cosa dobbiamo fare?”

“Siate sempre lieti nel Signore,
ve lo ripeto: siate lieti.
La vostra amabilità sia nota a tutti.
Il Signore è vicino!”.
(Fil 4,4)




Posizione chiave
Perché l’indomani sarà migliore e motivo di gioia? Il futuro sarà migliore perché la storia dei popoli, l’arrivo del Messia e il tempo della pace si trovano nelle mani di Dio. Il profeta Sofonìa trasmette al popolo di Israele che Dio ha annullato la sua sentenza di condanna. “Rallègrati, figlia di Sion”, annunzia il profeta, perché la presenza potente e protettrice di Dio si trova in mezzo al suo popolo. Più tardi, sulle rive del Giordano e nel deserto di Giuda ci sono motivi di grande gioia per Giovanni e per le folle, per i pubblicani e i soldati, perché leggendo i segni dei tempi essi intravvedono già il compimento del tempo messianico e delle attese fatte da Dio a Israele. Agli inizi della predicazione del vangelo, Paolo stesso sottolineerà che la gioia e la pace sono doni dello Spirito Santo concessi ai cristiani nel tempo dell’attesa del Signore.
Dio agisce nella vita degli uomini. Sin dall’inizio dal primo secolo, i cristiani affideranno le loro speranze a Dio e si fideranno di lui nei momenti difficili e di sofferenza. Il loro affidarsi e fidarsi alla grazia divina sarà fonte di gioia e di pace, perché i meandri del futuro sono sempre nelle mani di Dio.

Alla sorgente della parola
I testi liturgici mettono in risalto la gioia per la venuta del Signore
  • Prima lettura: Sofonia 3,14-18. “Rallègrati, figlia di Sion, grida di gioia, Israele,esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico. Re d’Israele è il Signore in mezzo a te, tu non temerai più alcuna sventura. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, non lasciarti cadere le braccia! Il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia»”.
  • Seconda lettura: Filippesi 4,4-7. “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù”.
  • Il vangelo: Luca 3,10-18. ”In quel tempo, le folle interrogavano Giovanni, dicendo: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto»... Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo”.

La prospettiva: “figlia di Gerusalemme”, “viene il più forte”, “siate sempre lieti nel Signore”

1. “Esulta e acclama con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme! Il Signore ha revocato la tua condanna, ha disperso il tuo nemico”
Sono i tempi del re Giosia, prima dell’esilio babilonese del 587, un periodo in cui il regno di Giuda si trova sotto la pesante oppressione del impero assiro. Il profeta Sofonia allarga le sue visioni e annunzia al popolo di Israele una profezia ricca di misericordia e di gioia. “Rallegrati figlia di Gerusalemme. Il Signore ha revocato la tua condanna!” L’oppressione e la sofferenza non saranno per sempre, profetizza Sofonia.
La tua liberazione è vicina, annunzia il profeta. Il Signore si trova in mezzo al suo popolo come un salvatore potente. La sua presenza divina libera da ogni paura. “Non temere, figlia di Sion! Il Signore, tuo Dio, ti rinnoverà con il suo amore”. Sta per arrivare un futuro migliore. Il tempo messianico arriverà a compimento e il Signore esulterà per Israele con grida di gioia.

2. “Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali»”
Sta per arrivare il tempo dell’imminente ira di Dio ed è urgente una forte esigenza di giustizia sociale, annunzia Giovanni ai suoi ascoltatori sulle rive del Giordano. Le folle, i pubblicani e i soldati gli chiedono: “Che cosa dobbiamo fare?” “Convertitevi” è la risposta del profeta, la conversione attraverso gesti concreti d’amore verso il prossimo. Le scelte da fare sono: un sincero atteggiamento di solidarietà e la disponibilità di condividere i propri beni con gli altri, l’opzione di condividere il vestiario e il cibo con i più bisognosi. Ognuno eserciti il suo mestiere, ma con onestà, esigendo sempre solo quanto è dovuto. La venuta del Messia non chiede a nessuno di cambiare la professione, bensì di esercitarla con correttezza e senza violenza, con la scelta di non fare estorsioni a nessuno e alcuna denuncia falsa e di essere contenti del salario ricevuto. Questi sono “frutti degni della conversione” (Lc 3,7) per ogni tipo di persona, secondo la propria professione e la propria condizione di vita.
Il vangelo fa intravvedere un popolo “in attesa” del Messia. Sulle rive del Giordano e nel deserto di Giuda, si sentono forte le domande di coloro che si chiedono se non fosse proprio Giovanni il profeta atteso. E certamente ci sono anche le risposte riguardanti alla persona dell’atteso e al compito a lui riservato. Prima di tutto, preannunziando la venuta di uno “più forte”, Giovanni è pieno di gioia perché il Messia sta per arrivare. Nei confronti di costui, egli non si sente degno di svolgere neppure il servizio proprio dello schiavo, cioè di sciogliere il legaccio dei sandali. Si sente degno, invece, di preparare il suo arrivo e di descrivere la missione di colui che viene. Il Messia “battezzerà in Spirito Santo e fuoco”, dice Giovanni. A lui spetta il compito di realizzare la salvezza escatologica promessa dai profeti (Ez 36,25-27). Il Messia compirà pienamente la purificazione del popolo di Dio.
Giovanni si rallegra perché raccoglie il frutto dell’attività di tanti altri profeti. Il tempo messianico sta per compiersi ed egli, l’ultimo tra i profeti e precursore del Messia, “annunzia la buona novella” di Cristo. Ora il giudizio sull’umanità peccatrice sta per compiersi e il dono della salvezza universale sarà riversato su tutti i popoli.

3. “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!”
Per la prima volta, Paolo arriva a Filippi, in territorio europeo, verso l’anno 49, accompagnato da Silvano, Timoteo e Luca. Per l’ultima volta, invece, da Efeso, verso l’anno 56, dal prigione e quindi “in catene per Cristo” (Fil 1,3), Paolo scrive con la sua mano ai cristiani di Filippi una lettera. Forse è la lettera più serena e personale che abbia scritto, in cui svela se stesso e il suo incontro personale con Gesù Cristo. Egli ha espresso già la sua grande fiducia per i filippesi, per coloro che “porta nel cuore” (Fil 1,7), e allo stesso tempo sa di essere amato e aiutato da loro. Infatti, a più riprese, l’apostolo aveva accettato da loro degli aiuti finanziari (Fil 4,15). Verso la fine di questa lettera, Paolo esorta alla concordia e alla gioia ed invita alla preghiera. Vivere nella gioia è un dono “nel Signore”, un dono che caratterizza la vita in comunità, è una caratteristica tipica del cristiano (Rom 12,12).
“Siate sempre lieti nel Signore”, Paolo esorta i filippesi. La gioia non è fortuita, ma fa parte della vita di ogni giorno. La gioia del cristiano è “il frutto dello Spirito Santo” (Gal 5,22) e il dono dell’incontro con il Signore Risorto. Sperimentata in ogni momento, senza eccezioni, anche in momenti di difficoltà, la gioia è ricevuta tramite la fede ed è segno della presenza di Dio. Spetta ai salvati! Appartiene ai cristiani! É la grazia di coloro che sono in comunione con i fratelli e con il Signore Gesù. È la testimonianza dei cristiani che vivono nella grazia, riconciliati con Dio Padre. In poche parole, la gioia è sia l’espressione della propria fede in Gesù sia il segno della presenza di Dio.
Incerto sul destino che lo aspetta a causa della sua prigionia, Paolo invita i filippesi a gioire sempre nel Signore. Praticamente egli invita ogni cristiano a vivere quello che egli stesso sta sperimentando: la gioia di testimoniare la propria fede a causa del vangelo. Non sa se uscirà vivo o morto dalla prigionia, ma di una cosa è certo e la testimonia con fermezza: “Ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva, sia che io muoia” (Fil 1,20). Il Signore è vicino! Rallegriamoci nel Signore!

Fonti d’ispirazione
Giovanni Paolo II (1979), III Domenica di Avvento, 16 dicembre 1979, n. 5.
“Il Signore è vicino!”, annuncia San Paolo nella lettera ai Filippesi. Con questo fatto si collega l’invito alla speranza. Poiché, in quanto la nostra vita può opprimere ognuno di noi con un molteplice peso, “Dio è la mia salvezza” (Is 12,2). Se il Signore si avvicina a noi lo fa affinché possiamo attingere “acqua con gioia alle sorgenti della salvezza” (Is 12,3), affinché possiamo conoscere le “sue opere”, quelle che ha compiuto e compie continuamente per il bene dell’uomo.
La prima di tutte queste opere è il creato, il bene naturale, materiale e spirituale che ne scaturisce. Ecco, ci avviciniamo alla nuova splendida opera del Dio Vivente, il nuovo “mirabile Dei”: ecco, vivremo di nuovo nella liturgia della Chiesa il mistero dell’Incarnazione di Dio. Dio-Figlio è diventato uomo; il Verbo si è fatto carne per innestare nel cuore dell’uomo la forza e la dignità soprannaturali: “ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).
Ed ecco, come guardando verso il Giordano, che nella liturgia di ogni anno è il ricordo di questo grande Mistero, l’Apostolo grida: “Non angustiatevi per nulla!, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti” (Fil 4,6).
Non angustiatevi per nulla! Perfino così. Non dobbiamo realizzare i nostri doveri e i nostri compiti con tutta scrupolosità, come abbiamo sentito dalla bocca di Giovanni Battista? Certamente. Richiede da noi tutto ciò la vicinanza di Dio. Contemporaneamente però la stessa vicinanza di Dio, la sua Incarnazione, la sua salvifica volontà nei confronti dell’uomo, richiedono da noi che non ci lasciamo assorbire completamente dalle sollecitudini temporali; che non viviamo in modo tale come se fosse importante solo “questo mondo”, che non perdiamo la prospettiva dell’eternità. La venuta di Cristo, l’Incarnazione del Figlio di Dio, richiede da noi che apriamo nuovamente nei nostri cuori questa prospettiva divina. E questo proprio vuol dire l’Avvento! Questo vuol dire l’odierno “Rallegratevi”. La divina prospettiva della vita, che sorpassa le frontiere della temporaneità, è la fonte della nostra gioia.
Fonte: w2.vatican.va (11 dicembre 2015)

Pensieri
La gioia spetta ai salvati, appartiene ai cristiani! É la grazia di coloro che sono in comunione con i fratelli e con il Signore Gesù. È la testimonianza quotidiana dei cristiani che vivono nella grazia, riconciliati con Dio Padre. La gioia è sia l’espressione della propria fede in Gesù sia il segno della presenza di Dio.
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