marți, 8 decembrie 2015

Degna dimora (8 dicembre)

MARIA
“Degna dimora”

“Lo Spirito Santo scenderà su di te 
e la potenza dell’Altissimo 
ti coprirà con la sua ombra. 
Perciò colui che nascerà sarà santo 
e sarà chiamato Figlio di Dio”.
(Lc 1,35)





Posizione chiave
Chi sono i protagonisti della lotta tra bene e male? Raccontando la storia di Adamo ed Eva, l’autore del libro della Genesi prima descrive la situazione ideale in cui si trovava la coppia originaria nel paradiso terrestre e poi spiega la situazione di sofferenza e di morte, in cui è decaduta a causa di una sua ambizione disordinata: conoscere tutte le cose. Questo peccato - un limite che angoscia l’uomo fin dalle sue origini più remote - viene superato solo con l’aiuto di Dio. L’amore divino non viene bloccato dalla caduta di Adamo ed Eva. Dio ama di amore eterno! Egli apre un varco di speranza per la discendenza di Eva, per l’umanità peccatrice, e la assicura della sua continua presenza amorevole. La speranza annunciata per la donna e la sua stirpe - “il protovangelo” - avrà il suo esito. Nella storia della salvezza, il protagonista della lotta tra bene e male sarà il Messia annunziato nelle profezie, tanto atteso dal popolo e nato dalla vergine Maria. Nonostante la situazione di sofferenza e di morte la vita nuova non si ferma, ma continua. E continua come il dono più grande che Dio Padre, per mezzo di Gesù Cristo, nello Spirito, fa ai suoi figli adottivi.

Non è Dio responsabile del male presente nel mondo, ma è l’uomo. È l’uomo che sin dall’inizio, attraverso il suo peccato, ha interrotto la felicità concessa solo a lui. Ma la storia non si ferma alla caduta. Ci sarà sempre un’attesa della salvezza e questa si compirà con la venuta del Messia.

Alla sorgente della parola
I testi liturgici mettono in risalto il ruolo di Maria e del suo figlio nella storia della salvezza.
  • Prima lettura: Genesi 3,9-15.20. ”Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi”.
  • Seconda lettura: Efesini 1,3-6.11-12. “In Cristo Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato”.
  • Il vangelo: Luca 1,26-38. ”Le rispose l’angelo Gabriele: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei”.

La prospettiva: “la donna”, “la potenza dell’Altissimo”, “figli adottivi”
1. ”Porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe”
Il serpente, una delle bestie create da Dio e personificazione di una tendenza cattiva, entra in scena e provoca una tensione nel dialogo con la donna. Gioca il ruolo del tentatore. Insinuando che possono mangiare da tutti i frutti del giardino, mette in dubbio la bontà del Creatore. La sua tentazione è tremenda e progressiva: respinge ogni valore, nega il dono di Dio e sospende la realtà della pena. L’attingere al frutto dell’albero proibito non porta al male né alla morte, ma implica il privilegio di conoscere il bene e di essere come Dio, insinua il tentatore. E l’aggancio è già messo. All’inizio la donna respinge con decisione l’insinuazione del serpente, ma dopo comincia a guardare diversamente il frutto proibito. Le sembra veramente gradito e desiderabile. Ora manca solo un passo: dal desiderio passa all’appropriazione e mangia dal frutto condividendolo con Adamo, senza alcuna obiezione.
Il sogno del paradiso terrestre viene immediatamente troncato. L’ordine stupendo voluto da Dio per la coppia originaria è ora sottosopra a causa del loro desiderio. Adamo ed Eva si rendono conto che c’è un turbamento, che nulla è come prima, che sono nudi. Cosa è successo? Il desiderio di conoscere “il bene e il male”, di conoscere tutte le cose come solo Dio le conosce, li ha fatto andare contro all’ordine stabilito da Dio. Li ha fatto peccare, desiderando quello che non li competeva. Si sono attribuiti una totale autonomia, una conoscenza quasi infinita e quindi una prerogativa divina: essere protagonisti in tutto. Si sono ribellati contro l’ordine stabilito e hanno negato la loro dipendenza da Dio.
La comunione e l’intimità sono in frantumi e Adamo ed Eva si nascondono per non farsi vedere. Allora Dio scende nel giardino e chiama Adamo. Ma la paura e la nudità lo trattiene da presentarsi a Dio. Di più, egli non si assume la responsabilità della colpa e la scarica su Eva e successivamente Eva la getta sul serpente. In seguito, il racconto continua con la punizione dei colpevoli, con la condanna del serpente - visto come la personificazione del male - e l’annunzio pieno di speranza per l’umanità peccatrice (il protovangelo). Il tentatore non può vantare una vittoria sull’uomo e sulla donna. La sua è una situazione di maledizione e di condanna. Per gli uomini, invece, si apre una vita nuova e una storia di salvezza, in cui Dio sarà presente con la sua misericordia. L’amore di Dio per gli uomini è eterno. Al momento stabilito da Dio, la discendenza della donna - identificata nelle profezie con il discendente della casa davidica, il Messia - sarà il protagonista della lotta tra bene e male, e accosterà al suo cammino tutti quelli che sono in cerca della santità.

2. ”Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”
Il vangelo racconta l’evento accaduto a sei mesi dall’apparizione dell’angelo del Signore a Zaccaria. Il tutto accade a Nazaret, una città della Galilea. L’angelo Gabriele appare a Maria, una vergine, promessa sposa di Giuseppe, un uomo della casa di Davide, alla quale il Signore ha fatto le grandi promesse messianiche (cfr. 2 Sam 7). “Rallegrati, piena di grazia”, la saluta l’angelo. Gioisci, figlia di Sion, ricolma del favore di Dio! “Il Signore è con te” e ti conferisce una missione unica. Ci sono motivi di gioia messianica. Stanno per arrivare tempi nuovi.
Questo saluto mai annunziato e mai sentito sconvolge Maria. Perciò l’angelo Gabriele interviene subito e sottolinea che proprio lei ha “trovato grazia presso Dio”. E continua: “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.
Maria chiede una spiegazione sulle modalità in cui si realizzerà l’annunzio dell’angelo Gabriele. “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?” domanda Maria. Suo figlio non sarà un semplice discendente della casa davidica. Suo figlio sarà il Messia atteso e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo. Come mai ha ottenuto il favore di Dio e un compito assai grande nel progetto divino?
In risposta alla domanda di Maria l’angelo Gabriele consegna i chiarimenti. Lo Spirito Santo scenderà su Maria e la “potenza” di Dio la “coprirà con la sua ombra”. Lei diventerà l’arca santa - degna dimora - in cui viene ad abitare il “Figlio di Dio”. “Nulla è impossibile a Dio!” Ecco il segno: “Elisabetta, sua parente, ha concepito anch’essa un figlio” e si trova già nel piano di Dio.
Allora Maria si rende disponibile al progetto di Dio e dice: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. Il sì di Maria apre la via all’intervento dello Spirito Santo e rende possibile l’arrivo del Messia tanto atteso.

3. ”Essere per Dio figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà”
Nella lettera agli Efesini, Paolo sottolinea che i protagonisti dell’iniziativa salvifica sono Dio Padre, per mezzo del Signore Gesù Cristo, nello Spirito. L’apostolo riconosce che Dio è il soggetto dell’azione benefica, la fonte dei beni salvifici. Allo stesso tempo, egli esplicita la relazione unica di Gesù Cristo con Dio Padre e il ruolo di mediatore di Gesù, che pone i credenti in relazione filiale con Dio.
Dall’alto dei cieli, in cui è entrato con la sua risurrezione, Gesù Cristo esercita la sua signoria e attua il disegno salvifico di Dio. La benedizione divina si estende a tutti, è totale e ha la sua garanzia nel dono dello Spirito Santo. In forza della loro esperienza ecclesiale, gli efesini e tutti i credenti sono i beneficiari, fin da ora, della mediazione salvifica di Gesù Cristo.
“Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo”, confessa l’apostolo Paolo. E Dio ci ha scelti non per merito proprio, ma per la sua iniziativa libera e gratuita, “per essere santi ed immacolati al suo cospetto nell’amore”. Perciò ora questi sono i desideri dell’uomo: allontanarsi dal peccato, vivere una vita pura e aspirare alla santità attraverso l’esercizio dell’amore. E tutto ciò per godere della presenza divina, nella casa del Padre.

Fonti d’ispirazione
L’immacolata concezione
Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1992), Immacolata Concezione, nn. 490-493.
490. Per essere la Madre del Salvatore, Maria “da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande missione”. L’angelo Gabriele, al momento dell’annunciazione, la saluta come “piena di grazia” (Lc 1,28). In realtà, per poter dare il libero assenso della sua fede all’annunzio della sua vocazione, era necessario che fosse tutta sorretta dalla grazia di Dio.
491. Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, “colmata di grazia” da Dio, era stata redenta fin dal suo concepimento. È quanto afferma il dogma dell’immacolata concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854:
“La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale”.
492. Questi “splendori di una santità del tutto singolare” di cui Maria è “adornata fin dal primo istante della sua concezione” le vengono interamente da Cristo: ella è “redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo”. Più di ogni altra persona creata, il Padre l’ha “benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo” (Ef 1,3). In lui l’ha scelta “prima della creazione del mondo, per essere” santa e immacolata “al suo cospetto nella carità” (Ef 1,4).
493. I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio “laTutta Santa” (Παναγιαν), la onorano come “immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura “. Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza.
Fonte: www.vatican.va (06.12.2015)

Pensieri
Il paradiso terrestre affascina solamente, perche sin dall’inizio è diventato un paradiso perduto. Oramai il limite o il peccato si allacciano alla sofferenza e alla morte. Ma la perdita non ha l’ultima parola. Dio ha aperto un varco di speranza per tutta l’umanità e scrive una storia di salvezza in cui è sempre presente con il suo amore misericordioso. In questa storia Maria e il Messia e l’uomo in cerca di santità si trovano come protagonisti.
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