joi, 24 decembrie 2015

Il bambino Gesù - Natale del Signore (Aurora)

IL FIGLIO DI MARIA
“Il bambino Gesù”
Is 62,11-12; Sal 96; Tt 3,4-7; Lc 2,15-20

Dio, amore e accoglienza,
nella grotta povera di Betlemme
trova amore e accoglienza.
Questo è un cammino meraviglioso di fede:
prima, “l’annuncio” dell’angelo,
poi, il cammino dei pastori per scoprire il segno,
infine, la gioia di vedere “il bambino”
e di annunciare a tutti l’amore di Dio per gli uomini.
E mentre tutti glorificano e lodano Dio
per il suo amore infinito,
Maria custodisce tutte le cose e serba nel suo cuore
il mistero di un Dio fatto uomo.

Il contesto: i pastori al presepio
Dopo l’annuncio dell’angelo, pieni di fiducia, i pastori si dirigono a Betlemme per verificare le parole dette a loro. Qui si avvera tutto. Essi trovano “il segno”: ”Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”. Pieni di gioia, i pastori raccontano quello che è accaduto e diventano essi stessi annunciatori della nascita di Gesù. Ritornando al loro gregge, essi glorificano e lodano Dio “per tutto quello che avevano udito e visto”. Alla loro testimonianza rimangono stupiti tutti. Maria, “da parte sua”, rimane nel silenzio e nel suo cuore medita tutto.
Il bambino Gesù è il figlio di Maria. Egli è nato in una grotta, a Betlemme, ed è adagiato in una mangiatoia.

La liturgia della Parola
I testi liturgici evidenziano “il segno” creduto dai pastori.
  • Nella prima lettura Isaia profetizza: “Dite alla figlia di Sion: Ecco, arriva il tuo salvatore; ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede”.
  • Nella seconda lettura san Paolo confessa che il Signore, nel suo amore per gli uomini, “ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia”.
  • Il vangelo di Luca racconta come i pastori vadano a vedere “il segno” dato a loro dall’angelo: “Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”.

La prospettiva: “a Betlemme”, “il bambino”, “Maria custodiva”

1. “Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento”
I pastori vedono gli angeli allontanarsi verso il cielo. Con i loro canti di gloria questi messaggeri celesti, talmente particolari, hanno spezzato la calma e la normalità della loro notte: hanno portato un annuncio pieno di gioia e hanno affidato ai pastori un segno da verificare e da credere.
Si guardano l’un l’altro e dicono: ”L’angelo ci ha svelato la nascita del Salvatore. Andiamo dunque a Betlemme a verificare il segno dato e a vedere quello che è accaduto”. Essi credono. Qui c’è qualcosa di mistero che si vela per farsi vedere. Nella semplicità della loro fede vedono come solo Dio è in grado di far conoscere il suo dono per gli uomini, in mezzo agli umili e ai poveri.
L’annunzio portato dagli angeli - diventato poi l’annunzio dei pastori - è efficace solo per chi lo avverte e lo riceve. Dio compie le sue promesse e le sue parole sono azioni che cambiano la storia. Perciò, senza ritardare, i pastori “vanno in fretta” a scoprire tutto quello che è accaduto e a vedere “l’avvenimento” (dal greco “rhêma”, “parola”, con riferimento all’ebraico “dabar”, “parola-evento”).

2. “Trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia”
Nella grotta di Betlemme la realtà annunciata si rivela. Tutto è come aveva detto l’angelo. Guardano con tenerezza “il bambino adagiato nella mangiatoia” e credono che questo è il segno stesso di Dio. I pastori riconoscono i criteri dati loro dall’angelo: tutto è molto umile e insignificante; il bambino è bisognoso ed è accolto con tanta cura dalla sua mamma.
Il cielo viene sulla terra e condivide la loro povertà, perché li ama. La promessa è presente. Dio è qui, nella persona di questo bambino. Questa è la constatazione della presenza di un Dio che si fa piccolo e tremante, impotente e affidato, nelle mani di Maria.
La novità è grande ed è talmente importante che i pastori la annunciano a tutti. Ora sono loro stessi annunciatori della nascita del Salvatore, annunciatori sulla terra di tutto quello che hanno veduto e creduto. Essi raccontano e portano a vedere gli altri, meravigliati, ciò che Dio ha promesso agli uomini, nella sua bontà e nel suo amore. Il canto degli angeli, di questa notte, diventa il loro canto: “Gloria a Dio e pace agli uomini”.

3. “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”
La grandezza dell’amore di Dio consiste nel farsi piccolo e solidale con tutti, cominciando dai pastori e dai poveri che essi incontrano e a cui raccontano tutto. Ecco, la gloria di Dio riposa in una grotta povera, nelle braccia di Maria, e il cielo e la terra fanno festa in un silenzio adorante. Ecco, la pace promessa a tutti gli uomini, anzi il Principe della pace, finalmente è arrivato in mezzo ai suoi. Egli si è abbassato e così toglie ogni distanza tra Dio e uomini, si lascia abbracciare.
Ecco, nella fede, ogni uomo - fatto a immagine di Dio - può arrivare a scoprire nel bambino Gesù il volto di Dio e a riconoscerlo come il Salvatore venuto in mezzo a noi.
All’alba di questa mattina di Natale, la luce fa vedere un bambino adagiato in una mangiatoia, accompagnato con tante cure da Maria, sua madre, e da Giuseppe, il Messia tanto atteso. Quest’avvenimento è unico e invita tutti a credere nelle parole dette dall’angelo e ad annunciare, insieme ai pastori, la nascita del bambino Gesù.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Signore, Dio onnipotente,
che ci avvolgi della nuova luce
del tuo Verbo fatto uomo,
fa’ che risplenda nelle nostre opere
il mistero della fede
che rifulge nel nostro spirito”.

I miei pensieri
Il cielo viene sulla terra e condivide la povertà degli uomini, perché li ama. La promessa è presente. Dio è qui, nella persona di questo bambino. Questa è la constatazione della presenza di un Dio che si fa piccolo e tremante, impotente e affidato, nelle mani di Maria.
All’alba di questa mattina di Natale, la luce fa vedere un bambino adagiato in una mangiatoia, accompagnato con tante cure da Maria, sua madre, e da Giuseppe, il Messia tanto atteso.

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