sâmbătă, 19 decembrie 2015

Il frutto del tuo grembo - IV Domenica di Avvento (Anno C)

LA MADRE DEL SIGNORE
“Il frutto del tuo grembo”

”Elisabetta fu colmata di Spirito Santo
ed esclamò a gran voce:
«Benedetta tu fra le donne
e benedetto il frutto del tuo grembo!
A che cosa devo
che la madre del mio Signore venga da me?»”
(Lc 1,41-43)



Posizione chiave
Quali sono i tratti caratteristici del Messia? Le letture sacre contengono profezie e testi in cui sono presentate delle informazioni sulla sua identità. Sette secoli prima della venuta del Messia, il profeta Michea annuncia il suo paese natale, specifica le sue origini dai giorni più remoti - nell’eternità di Dio - e la sua missione di pastore, e intravvede non solo la sua nascita, ma anche sua madre. Al compimento delle profezie, l’evangelista Luca presenta la figura della madre di Gesù Cristo e ciò che Dio ha operato mirabilmente in lei, e racconta il grande mistero che sta per compiersi nel grembo di Maria, appunto l’incarnazione del Figlio di Dio. L’autore della lettera agli Ebrei aggiunge altri tratti caratteristici. Egli afferma che Dio stesso ha preparato un corpo al Cristo, che è venuto nel mondo per fare della sua vita un’offerta nuova, una volta per sempre, portando a compimento la volontà divina.

Alla sorgente della parola
I testi liturgici mettono in risalto la venuta del Messia.
  • Prima lettura: Michea 5,1-4. “Così dice il Signore: «E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall’antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui, fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d’Israele. Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace!»”
  • Seconda lettura: Ebrei 10,5-10. “Fratelli, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: ‘Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà’». Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà». Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo. Mediante quella volontà siamo stati santificati per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, una volta per sempre”.
  • Il vangelo: Luca 1,39-45. “In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto»”.

La prospettiva: “da te, Betlemme di Èfrata”, “il frutto del tuo grembo!”, “ecco, io vengo”

1. ”Da te, Betlemme di Èfrata, uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele”
Il profeta Michea svolge la sua attività “al tempo di Iotam, di Acaz e di Ezechia, re di Giuda” (Mi 1,1), probabilmente tra gli anni 738-696 a.C. Già da allora, egli intravvede la luminosa promessa della restaurazione futura e profetizza la nascita del liberatore futuro a Betlemme di Efrata, un umile villaggio della Giudea.
Il liberatore indicato dal profeta Michea “ha le sue origini dai giorni più remoti”, cioè nell’eternità di Dio. Costui assicurerà la pace duratura al “resto” di Israele e si leverà come pastore, ”con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio”. Questa promessa annunziata tanti secoli prima alimenta l’attesa del popolo di Israele, la sua speranza messianica.

2. ”Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!»”
Il tempo della venuta del Messia è compiuto. Il messaggero di Dio, l’angelo Gabriele, scende a Betlemme, nella casa di Maria e porta a lei l’annunzio dell’incarnazione di Gesù, il figlio dell’Altissimo. E Maria accetta il mirabile piano di Dio. La potenza dell’Altissimo e l’ascolto della parola di Dio, la fede forte e la fiducia nelle promesse messianiche rendono la Vergine Maria beata e piena di grazia. Col suo “si”, ella accetta il grande mistero della maternità e porterà al mondo il liberatore annunziato dal profeta Michea. Ora è lei la misteriosa dimora promessa da Dio a Davide, è lei l’arca della nuova alleanza.
Maria sa dall’angelo Gabriele che sua cugina che vive ad Ain-Karim, Elisabetta, aspetta un bambino. Questa notizia, che è allo stesso tempo il segno dato dall’angelo, spinge Maria a recarsi in fretta nella zona montuosa della Giudea sia per aiutare sua cugina, sia per riconoscere il segno. Il vangelo racconta l’incontro di Maria con Elisabetta e sottolinea il significato del grande mistero che stanno vivendo le due mamme e i loro due figli. Giovanni e Gesù, l’ultimo profeta e il Messia atteso, si incontrano mentre si trovano ancora nel seno materno: il loro incontro segna l’inizio del tempo messianico.

3. ”Allora ho detto: «Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà»”
Dio non vuole né i sacrifici di animali né offerta né olocausti, sottolinea l’autore sacro (cfr. Sal 40; Sal 50; Is 1,11). Egli rifiuta i sacrifici. Davanti a lui però è sacrificio uno spirito contrito e il canto di lode, davanti a lui è gradita l’obbedienza alla sua voce e l’adesione alla sua volontà. È il compimento della volontà di Dio che opera la salvezza (cfr. Dt 4,1). Ma chi può compiere questo atto di profonda adesione? Nessun uomo! Nessuno, perché tutti gli uomini sono peccatori.
La misericordia di Dio non ha confini. Dio ha promesso e poi ha mandato nel mondo l’uomo senza peccato, l’unico capace di compiere l’atto profondo di adesione alla sua volontà. Questo uomo è Gesù. Egli è il Figlio di Dio sceso dal cielo non per fare la sua volontà ma la volontà di colui che lo ha mandato, la volontà del Padre (cfr. Gv 6,38).
L’autore sacro della lettera agli Ebrei situa il “si” di Gesù Cristo, il Figlio di Dio, nell’eternità. Il Cristo accetta l’incarnazione e la sua missione redentrice già prima di iniziare la sua vita in mezzo agli uomini. Per due volte, facendo sue le parole del salmista, egli afferma la sua obbedienza totale al Padre: “Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà” (Eb 10,7.9; Sal 40,7-9), e questa obbedienza alla volontà di Dio diventa chiave di comprensione sia della sua incarnazione sia della sua passione. Gesù decide di venire in mezzo agli uomini - come Dio con noi - e nel suo corpo compie mirabilmente e una volta per sempre la volontà di Dio, compie la nostra santificazione.

Fonti d’ispirazione
Il testo della lettera agli Ebrei (10,5-10) ci trasferisce appunto nell'eternità di Dio, nel seno della famiglia divina, dove in un vertiginoso dialogo d'amore il Figlio, prima di iniziare la sua avventura terrena, accetta l'Incarnazione e la missione fra gli uomini. Con un atto di perfetta ubbidienza al Padre, accetta di fare della sua vita un sacrificio esistenziale, che culminerà nella morte-risurrezione: "Ecco, io vengo per fare la tua volontà" (due volte: Eb 10,7.9 cf. Sal 40,7-9). Questo infinito "sì" d'amore a Dio e all'uomo trova eco sul versante umano in un altro "sì" perfetto di ubbidienza e di amore: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola" (Lc 1,38). L'incontro, la fusione di questi due "sì" ha reso possibile il miracolo del Natale. L'"Eccomi!" del Figlio, pronunciato nell'eternità, accompagnerà Gesù in ogni gesto e momento della sua esistenza terrena, e raggiungerà il suo vertice quando si offrirà in sacrificio sulla croce. Così pure l' "Eccomi!" di Maria - che esprime la sua fede obbediente - risuonerà senza sosta nel suo cuore durante la sua vita e sarà perfetto quando essa si troverà associata intimamente al sacrificio del figlio sul Calvario. In ogni Eucaristia - che rende presente per noi il dono supremo di sé a Dio e ai fratelli da parte di Cristo e di sua Madre - il loro "Eccomi!" d'amore ci viene ogni volta partecipato, perché trasformi la nostra esistenza in sacrificio gradito a Dio.
Nella preghiera dell'Ave Maria, recitata con attenzione e con calma, possiamo cogliere una sintesi delle caratteristiche di Gesù e di sua madre, evidenziate nel Vangelo di oggi non in modo freddo, ma commosso ed entusiasta.
Fonte: www.qumran2.net

Pensieri
La misericordia di Dio non ha confini. Dio ha promesso e ha mandato nel mondo l’uomo senza peccato, l’unico capace di compiere l’atto profondo di adesione alla sua volontà. Questo uomo è Gesù. Egli è il Figlio di Dio sceso dal cielo non per fare la sua volontà ma la volontà di colui che lo ha mandato.
Gesù decide di venire in mezzo agli uomini - Dio con noi - e nel suo corpo compie mirabilmente e una volta per sempre la volontà di Dio, compie la nostra santificazione.
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