vineri, 25 decembrie 2015

In mezzo a noi - Natale del Signore (Giorno)

GESÙ CRISTO
“In mezzo a noi”

”E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità”.
(Gv 1,14)




Posizione chiave
Chi è Gesù Cristo? Il servo di YHWH presentato nelle profezie di Isaia è l’immagine di colui che viene da Dio e che porta l’annunzio di una lieta notizia. Il messaggio di salvezza annunziato da questo servo misterioso porterà ad una rinascita religiosa e civile. Al compimento dei tempi, in una grotta vicino a Betlemme, le profezie si sono compiute nella persona di Gesù e i pastori hanno adorato il volto di colui tanto atteso, il volto del Messia. Fra qualche anno, sul volto di Gesù, suo Maestro, il discepolo Giovanni testimonia che, insieme agli altri discepoli, ha contemplato la gloria del Verbo che si è fatto carne, cioè ha visto la gloria del Figlio unigenito del Padre, venuto ad abitare in mezzo agli uomini. Inoltre, attraverso una rilettura sapienziale della persona di Gesù Cristo, l’autore della Lettera agli Ebrei sottolinea che ultimamente Dio ha parlato agli uomini per mezzo del Figlio e pone la persona di Gesù Cristo sullo stesso piano di Dio.

Alla sorgente della parola
I testi liturgici mettono in risalto l’identità di Gesù Cristo.
  • Prima lettura: Isaia 52,7-10. “Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: «Regna il tuo Dio». Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion. Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutte le nazioni; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio”.
  • Seconda lettura: Ebrei 1,1-6. “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente. Dopo aver compiuto la purificazione dei peccati, sedette alla destra della maestà nell’alto dei cieli, divenuto tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli Dio ha mai detto: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato»? e ancora: «Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio»? Quando invece introduce il primogenito nel mondo, dice: «Lo adorino tutti gli angeli di Dio»”.
  • Il vangelo: Giovanni 1,1-5.9-14. “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato”.

La prospettiva: “il ritorno del Signore”, ”il Verbo si fece carne”, “il Figlio”
1. ”Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce, insieme esultano, poiché vedono con gli occhi il ritorno del Signore a Sion”
L’anno 587 a.C segna la conquista della città di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor e firma l’aumento di una crisi delle istituzioni tradizionali. La città santa è devastata, il tempio di Dio è profanato, il re Sedecia è accecato e viene trascinato in catene a Babilonia, insieme a circa 10.000 giudei (cf. 2 Re 25,5-12). Il libro della consolazione (Deutero-Isaia) riflette nei vari inni, salmi e oracoli di salvezza la situazione dei deportati giudei nei campi di prigionia, in Babilonia. Lontano dalla città santa e a causa del prolungarsi dell’esilio, i deportati perdono la loro fiducia. Essi dicono: “Dio si è dimenticato di noi”. Come mai la terra promessa, il dono di Dio fatto ai figli di Israele (cf. Es 6,8; Dt 12,10), è controllata dai persiani? Dove è il segno della presenza e della fedeltà di Dio?

Sotto la guida dei profeti, la dura esperienza dell’esilio diventa l’occasione per un risveglio spirituale eccezionale. Lontano da Gerusalemme, appare un profeta anonimo che si richiama alla tradizione del profeta Isaia dell’ottavo secolo a.C. Costui annunzia che solo Dio è il creatore del mondo e il Signore della storia, che Dio è l’unico Dio e non ci sono altri dei. Pian piano la situazione di crisi viene superata e in mezzo al popolo deportato si forma un gruppo di fedeli chiamati “Israele”, che riscoprono il volto di Dio salvatore, l’unico in grado di riportare gli esuli nella terra promessa ai loro padri. Nel 538 a.C., l’anno dell’editto di Ciro, inizia il ritorno dall’esilio. Alla guida della colonna di circa 50.000 reduci sono menzionati in modo particolare Zorobabel, un principe della casa di Davide, e il sacerdote Jesua.

Il profeta anonimo presenta l’immagine di un araldo che porta velocemente a Gerusalemme il lieto messaggio del ritorno degli esuli. Il suo messaggio è di pace e di salvezza mediante un nuovo esodo, questa volta da Babilonia. La regalità del Signore raggiunge il popolo di Israele, lo raggiunge con pace duratura, con grande prosperità e con canti di gioia. Il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore abita ora in mezzo al suo popolo e il suo intervento salvifico si estenderà fino ai più estremi confini della terra. Al centro di questa profezia si trovano il grande evento del regno di Dio e il riferimento all’annunzio di una lieta notizia. I primi cristiani hanno visto il compimento mirabile di questa profezia nella persona di Gesù di Nazareth, il Messia promesso dai profeti, venuto a salvare il mondo.

2. ”E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità”
Alla luce di una lunga esperienza di fede, il discepolo Giovanni testimonia che egli e i primi discepoli hanno visto la gloria - la manifestazione divina - del Verbo fatto carne, la gloria del Figlio unigenito del Padre, nella persona di Gesù di Nazareth, il loro Maestro. Al compimento dei tempi, il Verbo eterno che era presso Dio ed era Dio è venuto tra gli uomini diventando il Verbo incarnato, pieno di grazia e di verità. Venuto nel mondo, si è fatto carne ed è apparso nella debolezza di una creatura mortale. La persona di Gesù - sottolinea il discepolo Giovanni - è il luogo per eccellenza della presenza di Dio nel mondo. La salvezza promessa da Dio per mezzo dei profeti e tutte le attese messianiche del popolo di Israele si sono realizzate in Gesù di Nazareth. In questo modo unico e mirabile, Dio Padre ha manifestato il suo infinito amore per l’umanità.
Il Verbo possiede e offre all’umanità la vita e la luce, la salvezza. “La luce vera, quella che illumina ogni uomo”, è venuto nel mondo per portare a tutti gli uomini la pienezza dei beni salvifici. Ma non tutti lo hanno conosciuto. Se i suoi, i membri del popolo eletto, non hanno riconosciuto in Gesù di Nazareth il Verbo eterno e non lo hanno accettato, gli altri invece, che hanno creduto nel suo nome, lo hanno accettato. E a questi ultimi, a quelli che hanno creduto in lui e lo hanno accettato, Gesù ha dato la possibilità di diventare figli di Dio.

3. ”In questi giorni, Dio ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo”
Dio ha parlato molte volte e in modi diversi al popolo di Israele per mezzo dei profeti, ma ultimamente egli ha parlato agli uomini per mezzo del Figlio primogenito, Gesù Cristo. In questi giorni Gesù di Nazareth annunzia e inaugura il regno di Dio, partecipa alla nuova creazione e porta la salvezza e la parola di Dio all’umanità, ed è proprio questo il suo ruolo nel piano di Dio, ruolo che viene delineato dall' autore sacro della Lettera agli Ebrei sin dai primi versetti.
Di per sé, l’eredità che Gesù Cristo ha ricevuto da Dio Padre è un privilegio in quanto figlio. Questa eredità gli spetta di diritto. La presenza e l’azione di Dio tra gli uomini prende forma umana nella persona del Figlio, e questa presenza divina giustifica l’eredità di tutte le cose. Inoltre, attraverso espressioni tipiche della corrente sapienziale giudaica, il Figlio di Dio Padre viene definito come “irradiazione della sua gloria”, “impronta della sua sostanza” e “colui che tutto sostiene con la sua parola potente” (Eb 1,3).
Attraverso la sua incarnazione e con la sua morte e risurrezione, Gesù Cristo ha portato a termine l’opera della redenzione - che consiste nella purificazione dei peccati di coloro che credono in lui - opera che Dio Padre gli aveva assegnato. Perciò, sottolinea la Lettera agli Ebrei, egli si è seduto alla destra di Dio, nella gloria divina, in quanto è stato generato da Dio (cf. Sal 2,7), è il Figlio di Dio (cf. 2 Sam 7,14) ed è adorato dagli angeli (Sal 97,7).

Fonti d’ispirazione
Riconosci, cristiano, la tua dignità!
Leone Magno Papa, Discorso 1 per il Natale, 1-3; PL 54,190-193.
Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci! Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne.
Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti. Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita.
Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che l’impenetrabile disegno divino aveva disposto, volendo riconciliare con il suo Creatore la natura umana, l’assunse lui stesso in modo che il diavolo, apportatore della morte, fosse vinto da quella stessa natura che prima lui aveva reso schiava.
Così alla nascita del Signore gli angeli cantano esultanti: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2, 14). Essi vedono che la celeste Gerusalemme è formata da tutti i popoli del mondo. Di questa opera ineffabile dell’amore divino, di cui tanto gioiscono gli angeli nella loro altezza, quanto non deve rallegrarsi l’umanità nella sua miseria!
O carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, perché nella infinita misericordia, con cui ci ha amati, ha avuto pietà di noi e, mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo (cfr. Ef 2, 5) perché fossimo in lui creatura nuova, nuova opera delle sue mani.
Deponiamo dunque «l’uomo vecchio con la condotta di prima» (Ef 4, 22) e, poiché siamo partecipi della generazione di Cristo, rinunziamo alle opere della carne.
Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina, non voler tornare all’abiezione di un tempo con una condotta indegna. Ricòrdati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricòrdati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del regno di Dio.

Dio parla per mezzo del Figlio
Nel prologo della lettera agli Ebrei viene riportata una rilettura sapienziale della persona di Gesù, analoga a quella che si trova nel prologo giovanneo (Gv 1,1-14) o nell’inno cristologico della lettera ai Colossesi (Col 1,15-20). In essa il rapporto che Gesù ha con Dio viene visto alla luce di quello che ha con lui la sapienza, la quale è una degli intermediari di Dio nell’opera della creazione e della redenzione dell’umanità. Nel giudaismo la sapienza era una figura di Dio stesso in quanto opera nel mondo, quindi espressione di un ruolo cosmico analogo a quello dello Spirito o della Parola. La qualifica di Sapienza di Dio, attribuita a Gesù, si pone dunque sulla linea degli altri che, sullo sfondo della sua morte e risurrezione, gli sono stati riconosciuti, come profeta, Messia, Figlio di Dio. Ma diversamente dagli altri, questo attributo pone automaticamente la persona di Gesù sullo stesso piano di Dio e apre la strada alla sua presentazione come una realtà divina.
Fonte: www.nicodemo.net

Pensieri
La regalità del Signore raggiunge il popolo di Israele, lo raggiunge con pace duratura, con grande prosperità e con canti di gioia.
“La luce vera, quella che illumina ogni uomo”, è venuta nel mondo per portare a tutti gli uomini la pienezza dei beni salvifici.
Attraverso la sua incarnazione e con la sua morte e risurrezione, Gesù Cristo ha portato a termine l’opera della redenzione - che consiste nella purificazione dei peccati - opera che Dio Padre gli aveva assegnato.
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