joi, 16 martie 2017

Dammi da bere! - III Domenica del Tempo di Quaresima (Anno A)


LA SAMARITANA
“Dammi da bere!”
Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42

Affaticato dal viaggio, assetato e affamato,
Gesù arriva a Sicar,
un luogo di antichi ricordi e di memoria.
Egli si siede al pozzo di Giacobbe
e dice a una donna samaritana: “Dammi da bere”.
Inizierà poi un lungo dialogo in cui si sposterà l’attenzione
dall’acqua del pozzo e dai tempi della legge
al dono dello Spirito e ai tempi nuovi del Messia.
Gesù manifesterà la sua identità
proprio ad una donna samaritana.

Il contesto: Gesù e la samaritana
Gesù decide di lasciare la regione del Giordano e di ritornare nella Galilea. Egli percorre la strada insieme ai suoi discepoli e arriva all’altopiano di Samaria, ad una città chiamata Sicar. Affaticato per il viaggio, egli si siede presso un pozzo, mentre i suoi discepoli vanno in città a fare provvista di cibo. È circa mezzogiorno, quando una donna samaritana viene al pozzo a prendere dell’acqua. Assetato, Gesù chiede alla donna: “Dammi da bere”. Meravigliata, la donna si chiede come mai un giudeo chieda a lei, una samaritana, dell’acqua. Tra i due inizia poi un dialogo significativo in cui si passa gradualmente dall’acqua del pozzo al dono dello Spirito. Quando la donna scoprirà che la persona che ha davanti è il Messia atteso, correrà in città e racconterà agli altri tutto ciò che le è successo. Alla fine gli abitanti della città chiederanno a Gesù di essere loro ospite ed egli rimarrà da loro due giorni.
Gesù è il Messia. Egli parla dell’acqua viva a una donna samaritana e svela la sua identità.

Alle sorgenti della fede
I testi liturgici mettono in risalto vari significati dell’acqua.
  • La prima lettura racconta la mormorazione del popolo di Israele, che soffre di sete, e l’intervento miracoloso che il Signore ispira a Mosè: “Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà”.
  • Nella seconda lettura Paolo dice che l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, e ribadisce l’opera redentrice di Gesù: “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”.
  • Il vangelo secondo Giovanni presenta l’incontro di Gesù con una donna samaritana, incontro in cui si passa dalla sete e dall’acqua alla ricerca del Messia e all’adorazione di Dio, e sottolinea la missione di Gesù: “I discepoli lo pregavano: Rabbì, mangia. Ma egli rispose loro: Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete. (…) Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”.

La prospettiva: “dammi da bere”, “dell’acqua”, “lo pregavano di rimanere da loro”

1. “Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere»”
Il vangelo racconta il viaggio che Gesù fa per rientrare in Galilea. Invece di fare la via della Transgiordania, egli sceglie di attraversare la Samaria e si dirige verso Sicar, che si trova ai piedi di Ebal. È mezzogiorno. Stanco, assettato e affamato, arriva al pozzo di Giacobbe e si siede, mentre i discepoli vanno in cerca di cibo. Il posto è conosciuto già come ricco di storia. Qui Abramo mise le sue tende. Più tardi, Giacobbe, il padre delle dodici tribù, acquistò un pezzo di terra che lasciò poi in eredità a Giuseppe. Qui riposano le ossa di Giuseppe, il figlio amato da Giacobbe e odiato a morte dai fratelli. E sempre qui, sul monte Ebal, Giosuè trascrisse la legge di Mosè e rinnovò l’alleanza, con la scelta di non abbandonare il Signore e di non servire mai ad altri dei. Questa luogo è una memoria della storia comune.

Sembra un giorno come gli altri, ma non lo sarà proprio. Una samaritana viene a prendere acqua al pozzo di Giacobbe e qui incontra Gesù seduto, solo e assetato, che le chiede un favore dicendo: “Dammi da bere”. La domanda è sconvolgente. Rivolta su un piano di parità, infrange i paletti delle regole etniche e religiose vigenti. Con stupore, la donna evidenzia le differenze che ci sono tra di loro e dice: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a una donna samaritana?”. Strano! I giudei già da secolo evitano i samaritani. Degnarsi di bere acqua alla stessa brocca non è forse una contaminazione? Quali sono realmente le intenzioni di Gesù?

Gesù non accetta questa provocazione di tipo etnico e religioso. Egli va oltre e fa un salto di qualità nel dialogo già avviato: sposta l’attenzione della donna dall’acqua del pozzo all’acqua viva che egli stesso darà in dono. Al momento, il posto dello stupore di prima è preso dalla curiosità. Acqua viva? Un dono di Dio? Da dove lo si può prendere? E poi, il Signore che parla con lei chi è veramente? È forse più grande di Giacobbe, il padre del popolo di Israele?

2. “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno”
Il vangelo nota le domande della donna ed esplicita le risposte di Gesù all’interesse che lei manifesta. L’acqua viva ha delle qualità che la donna non conosce ancora. È un’acqua che sorge di continuo, è pura, è simbolo della vita e dello Spirito. Quest’acqua può togliere la sete per sempre.

Ora non è più Gesù che chiede dell’acqua, ma è la samaritana che manifesta il suo bisogno. È lei che chiede acqua viva e che desidera di non avere più sete. Come mai prima, essa esprime il suo desiderio di felicità, e solo in quel momento Gesù svela la sua identità. Lei vede che colui con il quale sta parlando non è solo un profeta, ma è il Messia atteso anche dai samaritani, è il Cristo.

Gesù aiuta la donna a vedere che è arrivata la salvezza. D’ora in poi non ci sarà più un luogo particolare in cui adorare il Signore, né sul Garizim, né a Gerusalemme. I fedeli adoreranno il Padre in Spirito, ossia nella presenza dello Spirito, e riconosceranno la Verità, cioè la rivelazione portata dal Cristo.

3. “E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni”
Il pozzo rimane luogo privilegiato di incontro. Sempre qui, all’arrivo dei discepoli da Sicar, Gesù continua a parlare con la samaritana. E i discepoli si meravigliano. Non chiedono nulla. Sono stupiti. Sono stati assenti sin dall’inizio e ora forse temono di disturbare quel dialogo sacro in cui non ci sono più i paletti tra fedeli e infedeli, tra uomo e donna.

L’evangelista racconterà poi come Gesù continui a dialogare con i suoi discepoli, rivelando loro la missione che ha ricevuto dal Padre e che deve compiere. Racconterà anche l’entusiasmo della samaritana. Lasciando là la brocca, essa andrà nella città e racconterà ai suoi compaesani che l’uomo che ha svelato la sua sete più profonda è il profeta. E saranno loro, i samaritani, considerati empi dagli altri, i primi a correre alla sorgente dell’acqua viva e ad avere come ospite Gesù nella loro città e nelle loro case.

Perché la vita sia vissuta
(La preghiera della colletta)
“Dio misericordioso, fonte di ogni bene, tu ci hai proposto a rimedio del peccato
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna;
guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria
e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe,
ci sollevi la tua misericordia”.

I miei pensieri
Il pozzo rimane luogo privilegiato di incontro. Qui il dialogo sacro elimina i paletti tra fedeli e infedeli, tra uomo e donna.
I samaritani, considerati empi dagli altri, saranno i primi a correre alla sorgente dell’acqua viva e ad avere come ospite Gesù nelle loro città e nelle loro case.

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